GDPR e dati sanitari
GDPR e AI in odontoiatria: verifiche prima di usare un nuovo strumento
Una guida pratica per orientarsi tra dati sanitari, fornitori, supervisione e documentazione quando lo studio adotta un nuovo strumento AI.
Risposta breve
Prima di adottare un nuovo strumento AI, lo studio dovrebbe descrivere finalità e flusso dei dati, raccogliere le informazioni del fornitore, stabilire la supervisione umana e valutare con i professionisti competenti le misure privacy e organizzative appropriate.
Descrivi il flusso, non solo il nome del software
La domanda utile non è solo “questo software usa AI?”. Occorre capire cosa riceve, cosa produce, dove sono trattati i dati, chi accede agli output e come questi incidono sul lavoro dello studio.
Il dato sanitario richiede particolare attenzione. Un registro strutturato rende visibili le informazioni che spesso restano disperse tra contratti, impostazioni del software e abitudini del team.
Descrivi input, output e finalità.
Indica se sono coinvolti dati sanitari o identificativi.
Conserva informazioni su hosting, accessi e assistenza del fornitore.
Supervisione, affidabilità e qualità dei dati
Il Garante richiama trasparenza dei processi, supervisione umana e affidabilità. Nello studio ciò si traduce in persone incaricate di controllare l’output, procedure di escalation e riesame delle prestazioni o delle anomalie osservate.
L’uso di uno strumento non elimina il dovere di valutare criticamente risultati, limiti e dati non aggiornati o incompleti.
Definisci chi valida l’output AI.
Prevedi come segnalare errori o anomalie.
Riesamina periodicamente lo strumento e le sue impostazioni.
Documenta le verifiche, poi chiedi supporto sul caso concreto
Questa guida non determina quale misura sia necessaria per ogni studio o prodotto. Il valore pratico è raccogliere le informazioni che consentono a titolare, DPO, consulente privacy e fornitore di valutare il caso concreto in modo documentato.
Domande frequenti
